29 ottobre 2026
Il Dottor Ragù e la leggerezza dell'essere
La leggerezza dell’essere, l’essere presenti e un po’ distratti, muovere il corpo in modo buffo e attento.
Ho fatto chiudere gli occhi a un bambino e mi sono fatto dare la mano. Poi, con piccoli colpetti sul suo corpo, nelle parti sane, e attraverso la musica, abbiamo danzato. Le mani facevano muovere la testa, i piedi le spalle, le ginocchia alzavano il petto. E così abbiamo danzato sul letto. Poi lui, seduto, ha fatto le stesse cose a me.
Con un altro bambino ci siamo divertiti a rendere sempre più buffi i nostri volti, mentre il collega raccontava la nostra goffaggine.
Ma abbiamo incontrato anche molti corpi fermi, di bambini e adolescenti. Li ho fatti suonare con lo squeaker, il carillon e altri piccoli strumenti musicali, mentre una mamma ci guardava. Poi è scoppiata a piangere.
Mi sono chiesto perché. Forse vedeva un vecchio pagliaccio giocare con ciò che si ritiene impossibile. Forse riconosceva il tentativo di cercare una semplice normalità dentro ciò che la realtà offriva.
Quanta dolcezza si trova in certe fragilità.
In questi luoghi, gli incroci di sguardi e il gioco inventato ogni volta, a seconda della realtà che incontriamo, diventano serenità, sorpresa e amore.
Alla fine, tutto sta nell’amare con il giusto rispetto.
Penso spesso alle lacrime. A volte mi gusto persino le mie, quel sapore salato che mi racconta del mio mare emotivo.
E allora dico:
Grazie per questo mio bello e sacro lavoro.
Grazie alle mamme e ai papà, grazie agli ospedali che ci ospitano, grazie a Theodora, per ciò che mi permetti di vivere.