26 febbraio 2026

Heart icon Il Dottor Pelosone e il ragazzo che "non sapeva fare niente"

Nefrologia, la consegna è la seguente:
in una stanza c’è un ragazzino che ha tentato il suicidio. Non è nel reparto per problemi di reni, ma perché non c’è posto nel reparto dove dovrebbe stare. Suo papà tempo fa è morto e ora ha difficoltà con sua mamma e vive presso una comunità.

Iniziamo il giro e, dopo un po’, bussiamo alla stanza con il Dottor Stropiccio.

«Avanti…»

Aprendo la porta c’è un ragazzino sdraiato e, sulla poltrona, una donna che poi scopriamo essere sua mamma.

Il ragazzino è serio, però accogliente. Gli dico che è molto bello e chiedo se, per visitarlo, è possibile alzarsi dal letto.

Lo guardo e gli dico che lo facevo più basso. Mi dice che lui non crescerà più. Allora io tiro fuori il metro e gli mostro fino a dove penso che possa arrivare nel tempo e lo guardo come se fosse alto fino a oltre lui. Lui ride.

A un certo punto guardo il Dottor Stropiccio e gli chiedo se sa quante cose sa fare questo ragazzino e lui risponde: «Tante». A quel punto il ragazzino dice che lui non sa fare niente.

Come insegna la medicina tradizionale, mi rivolgo a lui con la domanda fondamentale, la domanda delle domande che ogni buon medico rivolge al suo paziente: «La fai la cacca?»

Lui, sorridendo, dice di sì, al che mi arrabbio e, rivolgendomi al Dottor Stropiccio, dico: «Ma vede? Dice che non sa fare niente e invece ci dice delle bugie, visto che la cacca la sa fare…». Così, in un gioco assurdo, cominciamo a elencare una serie di cose che inevitabilmente sa fare e che mi fanno andare in bestia insieme al Dottor Stropiccio.

La mamma segue ridendo e anche lui.

Alla fine gli dico: «Non è giusto dire le bugie ai dottori… Vedi quante cose sai fare anche tu. E ricordati che un giorno arriverai a crescere fino lassù e ci guarderai dall’alto in basso».

Con il Dottor Stropiccio consegniamo la cartolina con il questionario da compilare e, provocatoriamente, gli diciamo: «Chissà se questo lo sai fare…». Lui accetta la sfida e compila il questionario e io dico al Dottor Stropiccio che probabilmente ci ha scritto le peggiori cose per raccontare la nostra visita. A quel punto ci guarda e, dopo un po’, comincia a leggere: «Oggi sono venuti due dottori che mi hanno aiutato a stare bene, è stato un bellissimo momento. Per un tempo mi hanno aiutato a vedere altro».

Lo guardo e gli dico: «Posso abbracciarti?» e lui risponde, con un sorriso immenso: «Sìiiiiiiiiiiiiiiiiii».

Lo abbraccio e quell’abbraccio me lo sento ancora addosso. Avrei voluto tenerlo e sostenerlo ancora e ancora e fargli sentire che può farcela. Ancora adesso sento che un pezzetto di lui è con me e resterà per sempre. Chissà se un pezzetto di noi rimarrà con lui.

Uscendo ci guardiamo e gli dico: «E ricordati di crescere fino a lassù, capito?»

Sorride, alza il pollice e ci salutiamo come i rapper.

Dottor Pelosone

Heart icon Una visita fuori dall'ordinario per il Dottor Apollo

post.next