27 agosto 2026
La Dottoressa Pupilla e la magia nelle tasche
Ecco M. È lì, nella stanza giochi del reparto, insieme alla sua mamma.
Ha quell’età un po’ sospesa: non è più un bimbo piccolo, ma non è ancora un adolescente. Comunicano solo in arabo e lui è l’unico dei due a masticare qualche parola di italiano.
La Dottoressa Pupilla si siede accanto a loro, li saluta e tira fuori una trottola di legno. Un gioco così antico che M. non sembra averne mai vista una prima d’ora!
Pupilla gli mostra come funziona e lui si lancia subito: preferisce il pavimento al tavolo, per non mettere limiti alla sua voglia di esplorare.
Mentre il ragazzo diventa un vero esperto, Pupilla chiede alla mamma come si dice “trottola” nella loro lingua. È l’inizio di uno scambio bellissimo, fatto di sorrisi, sguardi e complicità.
Ma il bello deve ancora venire.
Appena M. accenna a stancarsi, Pupilla fa una magia: tira fuori dalla tasca una trottola gigante, più grande di una mela!
A M. brillano gli occhi. E la stessa scintilla si accende anche nella mamma, che per un attimo torna bambina.
Il meccanismo è più difficile, ma più la sfida si fa complessa, più M. è felice.
Poi arrivano altri giochi e tante chiacchiere silenziose con la mamma: impossibili da spiegare a parole, ma così vere e profonde.
L’incontro si chiude con un tiro alla fune. Sì, nelle tasche di Pupilla c’è davvero un mondo!
Usano una fascia elastica rossa e, alla fine, a vincere è proprio M.
Il vero legame di questo incontro, però, non è quella corda.
Il fil rouge è la voglia matta di M. di giocare, il desiderio di leggerezza della sua mamma e la gioia di Pupilla nel creare quella magia insieme a loro.
Nelle sue tasche forse non si vedeva, ma c’era sicuramente anche una pozione magica: quella capace di trasformare una giornata di ricovero in ospedale in un momento di pura meraviglia.